
Ed ecco qui ad imbattermi nella storia di Leigh Brill e Slugger, la prima affetta da paralisi cerebrale infantile, il secondo un incredibile Labrador Retriever. Slugger è stato educato da due trainers diverse, che sono stati i suoi punti di riferimento affettivi per i primi due anni della sua vita, ed è un “service dog”, un cane guida educato a diventare sostegno fondamentale per persone affette da questa malattia. Ma Slugger non è solo un “operatore”, è anche un cane. Quando indossa la sua pettorina, sa che il suo focus è la sola Leigh, l’aiuta a raccogliere gli oggetti che lei può lasciar cadere, accende e spegne le luci, apre e chiude le porte, la aiuta a camminare, salire e scendere le scale; quando è in servizio è consapevole che non deve distrarsi, non può accettare bocconcini golosi o guardare cani in giro, né rivolgere attenzione a persone che lo chiamino fosse anche per giocare. Ma quotidianamente Leigh Brill provvede a creare momenti di riposo e di gioco, coccole e divertimento. Quando è senza pettorina Slugger è felice di conoscere altra gente ed altri cani, adora inseguire la sua palla e creare nuovi giochi, correre e saltare in giro felice. In questi momenti è semplicemente un cane…..tanto cane da combinare piccoli guai se lasciato solo a casa, nonostante il suo contegno irreprensibile quando è al lavoro! Ed è proprio la versatilità del cane a lasciare sorpresi, lui sa distinguere chiaramente tra un ruolo e l’altro. È nei momenti di non-lavoro che la relazione tra i due scopre nuove verità e non è meno importante dei momenti di lavoro, anzi l’una rafforza l’altra.
E non è forse questo tipo di rapporto il più completo e reciproco, rispetto a quello del cane “usato” solo per compiere missioni? Come sempre la strada più breve e più semplice non è necessariamente la migliore….
(Mi spiace solo che questo libro, A dog named Slugger, non sia ancora stato tradotto in Italiano, è disponibile in inglese anche in versione ePub)
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